Teoria formato tascabile

Vuoi approfondire le teorie e le evidenze che guidano le attività e i materiali di questa piattaforma? Le trovi raccolte nel manuale del progetto PEAS, che sarà presto pubblicato da La Meridiana in italiano, DeBoeck in francese e da EPFL Press in inglese.

Qui invece ti presentiamo in breve i 3 elementi fondamentali, sintetizzati all’osso, per muoverti in classe in modo consapevole ed efficace con l’educazione positiva.


Cos’è la psicologia positiva?

La psicologia positiva nasce negli anni ’90 come ramo della psicologia a partire dai lavori di Martin Seligman e Mihaly Csikszentmihalyi. Si tratta di una vera e propria scienza applicata, che non si concentra sul ridurre il malessere, ma vuole offrire principi e strumenti volti a migliorare le risorse di benessere e le competenze psicosociali delle persone e della società nel suo complesso (ma proprio di tutti tutti, quindi non solo di coloro che stanno male!). L’obiettivo è aiutare le persone a “fiorire”: potenziare risorse e punti di forza, coltivare le proprie capacità, costruire relazioni autentiche, vivere bene e contribuire in modo significativo alla comunità.

Le ricerche in quest’ambito hanno dato vita a interventi concreti – i cosiddetti Positive Psychology Interventions (interventi di psicologia positiva) – progettati e testati per accrescere emozioni, pensieri e comportamenti positivi. Non si tratta solo di “stare meglio”, ma di imparare a esprimere il proprio pieno potenziale. Per questo dovremmo tutti adoperarci per favorire lo sviluppo di queste competenze negli allievi!

Cosa sono le competenze del benessere?

Ma di quali risorse e competenze stiamo parlando? Perché ce ne sono tante! È vero, esistono vari modelli di “competenze del benessere”. La cosa più importante da sapere a riguardo è che ci riferiamo a quelle capacità socio-emotive (o psicosociali, o trasversali, ecc.) che permettono di affrontare con equilibrio la vita quotidiana, a scuola e fuori. Parliamo di autostima, capacità di collaborare, gestione delle emozioni, resilienza, pensiero critico e creativo.

Sono competenze fondamentali perché aiutano gli studenti a:

  • conoscersi meglio e sentirsi più sicuri,
  • costruire relazioni sane,
  • affrontare le sfide scolastiche con motivazione,
  • sviluppare strategie per gestire stress e difficoltà.

Cosa si intende per educazione positiva?

Martin Seligman ha introdotto il concetto di educazione positiva: un approccio che unisce l’insegnamento delle competenze accademiche a quello delle competenze di benessere, senza che queste ultime compromettano lo sviluppo delle prime. In altre parole, non si tratta di scegliere o l’apprendimento o il benessere, ma di valorizzarli entrambi, attraverso lo sviluppo, l’utilizzo e il rafforzamento delle risorse e del potenziale di ciascuno e creando un ambiente scolastico che aiuti gli studenti a crescere come persone, a ottenere buoni risultati, per affrontare con successo la complessità della scuola e degli altri contesti di vita. Ma come? Ci sono diversi approcci possibili, che si distinguono per il loro carattere esplicito o implicito.

Secondo Lea Waters, professoressa australiana esperta della promozione del benessere in contesti scolastici, l’educazione positiva implicita consiste nel trovare modalità flessibili per integrare l’apprendimento del benessere nella quotidianità scolastica: nelle lezioni delle varie materie, nelle attività extracurriculari, nei momenti informali come il cortile o la ricreazione. Sono pratiche potenti, radicate nell’ambiente e nella cultura scolastica, che contribuiscono a creare un clima accogliente e inclusivo in cui gli studenti si sentono al sicuro e valorizzati (un obiettivo che appartiene a ogni buon insegnamento, con o senza educazione positiva).

Forse vi chiedete: è davvero possibile insegnare matematica, inglese, francese o geografia e, allo stesso tempo, promuovere il benessere? La risposta è sì: si possono intrecciare i concetti chiave del benessere con i contenuti disciplinari e con le attività didattiche. Un esempio viene dall’École de Commerce et de Culture Générale di Martigny, dove i docenti hanno introdotto l’educazione positiva attraverso le materie: lavorando sul curriculum degli studenti con i punti di forza del carattere e insegnando la comunicazione efficace tramite la Comunicazione Non Violenta. Altri insegnanti usano la gratitudine (insieme ad altri punti di forza) nelle attività di scrittura, incoraggiando gli studenti a esprimere emozioni e riconoscenza nei loro testi. Il punto forte di questo approccio è che permette di raggiungere un numero ampio di studenti in contesti diversi, senza ridurre l’educazione al benessere a programmi specifici o attività isolate, come accade invece nell’educazione positiva esplicita.

Quest’ultima prevede attività intenzionali, chiaramente strutturate, per sviluppare competenze del benessere. Possono essere programmi completi – ad esempio sul rafforzamento della resilienza o della regolazione emotiva – oppure attività mirate e ripetute nel tempo, che allenano abilità come la gratitudine o la definizione di obiettivi. Il tutto però non è così scontato. Se sei, ad esempio, un insegnante di scuola secondaria, con lezioni di 45 minuti e un programma disciplinare piuttosto denso di contenuti, trovare modi per lavorare in modo esplicito sulle competenze socio-emotive (tanto per fare un esempio) non è semplice. E pure se sei un docente di scuola dell’infanzia o elementare non è detto che tu abbia molto tempo per approfondire conoscenze specifiche e poi progettare interventi di questo tipo.

Per fortuna, alcuni studiosi hanno analizzato e valutato scientificamente diversi interventi di psicologia positiva e hanno scoperto qualcosa di molto interessante: sembrerebbe che attività brevi (5-10 minuti), personalizzate e flessibili, facili da misurare, possono essere molto efficaci per migliorare le competenze psicosociali e il benessere degli allievi. Ecco, quindi, la soluzione: si parla dell’approccio “cassetta degli attrezzi” dove ciascun insegnante può scegliere le attività che più si addicono al clima e agli allievi della sua classe, avendo la possibilità di adattarle in modo da farle diventare delle ACTIONS in classe su misura. ACTIONS è volutamente mantenuto in inglese, si tratta di un acronimo per classificare le diverse attività che si possono proporre alla classe.

Gran parte del nostro lavoro si concentra proprio su questo approccio. Per esempio, un istituto potrebbe introdurre una lezione settimanale di mindfulness, per insegnanti e studenti, in modo da perfezionare tecniche di concentrazione e gestione dello stress. Oppure offrire momenti di respirazione guidata in spazi tranquilli – come la biblioteca – durante le pause. Sta a voi scegliere quale approccio adottare, oppure, come visto negli esempi qui sopra, si possono anche combinare. Alcune attività possono coinvolgere l’intero istituto: la creatività è benvenuta!